Jessica Stravato

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Bio

Jessica Stravato, 25 anni e tanti mondi da voler scoprire.

Statistico e grafico pubblicitario, Jessica è da sempre amante della lettura, scrittura, recitazione, musica ma soprattutto della fotografia. Ha iniziato da piccola a scattare ricordi di tutto ciò che le capitava davanti, così da poter rivivere quei momenti anche anni dopo. Con il tempo, questo desiderio è cresciuto tanto da sentire la necessità di comprare una macchina fotografica per mettersi a studiare da autodidatta. Quello che più le interessa sono l’architettura e il rapporto che si instaura con la figura umana, l’infinita piccolezza dell’uomo davanti alla maestosità dei luoghi che lui stesso ha creato, la sinuosità di incroci dello spazio urbano. Fotografare è fermare istanti, creare ricordi che arricchiscono l’esistenza. 

Racconti 

Quello che presento non è un vero e proprio progetto fotografico, è piuttosto un insieme di foto scattate nel corso degli anni e, per questo, molto diverse tra loro per  colori e rappresentazioni. Forse non stanno neanche bene l’una affianco dell’altra, a ben guardare. Ma è questa la cosa interessante: sono momenti diversi della mia vita, storie, incontri; eppure, ognuna di queste fotografie, condivide con le altre un fondo di malinconia verso la libertà che ora ci è, purtroppo, negata. Un ponte non più attraversato, un portone serrato e una fabbrica senza lavoratori, un soffione (anzi tre) lasciati al vento, una foglia che cade ma nessuno la osserva. C’è poi l’altra parte del mio racconto fotografico che rappresenta un volto differente di quella stessa malinconia: una casa protettrice, un balcone che regala aria pulita e raggi di sole. Allora ecco che un filo invisibile si ritrova in questo racconto fotografico che acquisisce un proprio spazio visibile proprio in quella sottile malinconia che le accomuna.

Tra i tetti
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